L'aria

by Carlo Prada

30 August 2012

 

L ARIA N

L’aria è una grande vetrina. Se non fosse così impalpabile e trasparente, ciò che ci circonda non avrebbe contorni, colori e volume. Tutti gli aggettivi che la definiscono (calda, fredda, leggera, irrespirabile, pesante…) sono atoni e inconcreti, plausibili solo in base alla nostra percezione. Ma l’aria, in qualità di agente o strumento, è al centro di una serie di esperimenti artistici che hanno tentato di darle consistenza, di catturarla e imprigionarla, di elevarla a opera. Tra le pagine più belle della storia della letteratura, ci sono quelle scritte da Bulgakov ne “Il maestro e Margherita”: il volo notturno di Margherita, nuda e bellissima che, a cavallo di una scopa vola velocissima sui tetti di Mosca, sulle foreste e sui fiumi della Madre Russia. Non c’è nulla di stregonesco nell’impresa del personaggio. Semmai il suo volteggiare ricorda quello delle figure oniriche di Marc Chagall che si agitano lievemente sulla tela, felici e ottimiste, viste attraverso le schegge colorate di un rosone gotico. E ancora Parigi è il teatro di una poetica dell’assurdo che ha in Marcel Duchamp uno dei suoi più grandi estimatori. Nel 1919, l’artista riempì un’ampolla di vetro con l’aria della Ville Lumiére e, quasi fosse un souvenir della capitale, lo regalò all’amico Walter Arensberg. L’ampolla, che in origine conteneva siero fisiologico, era stata svuotata da un farmacista e poi di nuovo sigillata. A questo punto Duchamp aveva applicato un’etichetta, sulla quale appariva la scritta “Serum Physiologique”. C’è chi ha dato alla fiala un significato sessuale: l’aria infatti suggerisce aromi sensuali e sarebbe la personificazione di una donna (forse la sorella stessa di Duchamp, Suzanne che sposando il farmacista Rouen, si era “svuotata” di energia vitale per rimanere solo piena d’aria). Nel 1959 Piero Manzoni realizzò una serie di 45 Corpi d’aria: palloncini gonfiati con il suo stesso fiato, sigillati e issati su treppiedi di metallo. All’epoca costavano 30 mila lire. Oggi, se va bene, ne valgono 40 mila. Si trattava di “sculture pneumatiche” e l’acquirente poteva comprare insieme all’apposito astuccio, anche il fiato dell’artista. L’attenzione riservata al kit in cui sono presentati i Corpi d’aria, composto da scatola di legno, bocchino e base d’appoggio, testimonia l’attenzione nutrita da Manzoni per i nuovi miti e riti della società di massa (attenzione analoga si rileva anche dal packaging delle Merde d’artista). Yves Klein invece, fu influenzato dalla tecnologia spaziale della fine degli anni Cinquanta e realizzò un bizzarro fotomontaggio denominato “salto nel vuoto” (sottotitolato “uomo nello spazio”). Tre anni prima, nel 1957, era stato lanciato in orbita lo Sputnik I, il primo satellite con equipaggio umano a circumnavigare la terra. Il viaggio nello spazio aveva sconfitto la forza di gravità e per molti rappresentava la liberazione dell’uomo dal suo destino terreno. Nel gesto di Klein si rileva però una sorta di amara considerazione: la spedizione nello spazio è veramente un successo o un atto di tracotanza degno di essere punito come Icaro che sfidò il Sole?

La volontà di sperimentare l’ascensione nell’aria ha portato Tomas Saraceno a creare una serie di progetti definibili come architetture dell’utopia. L’utopia trae forza dalla razionalità opponendosi alle follie dei tempi e nel lavoro di Saraceno è presente sia in relazione all’utilizzo di materiali tecnologici che nella dimensione di meraviglioso che le sue opere ricostruiscono. La sua utopia sembra quella di costruire una nuova urbanistica sospesa in cielo grazie al calore del sole che si muove per mezzo delle nuvole, superando i confini nazionali. Queste unità sono contenute in palloni fatti di un materiale da lui stesso brevettato, l’aereogel. Tutto il suo discorso artistico è costruito sull’aria come elemento comune a ogni organismo vivente e canale privilegiato di comunicazione non verbale ma in-consciamente partecipativa. E che dire delle opere aereografate di Damien Hirst e degli esperimenti condotti sul rapporto tra luce-aria-acqua trasformati in esperienza sensoriale da Olafur Elisasson presso il Museum Boijmans Van Beuningen? L’aria non è mai stata così tangibile e ispirazionale, sconfinata e sperimentale. Chissà cosa penserebbero Esopo o La Fontaine se potessero un giorno assistere al volo dell’asino aerostatico di Lara Favaretto, che tra non molto spiccherà il volo tanto deriso e ritenuto impossibile sui cieli d’Europa…

More from GREY

Pfatish - Turin
Rochas F/W 2015-2016
Iké Udé, Styles and Sympathies at Leila Heller
Tali Lennox, Untitled